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Località, monumenti e strutture di Rapallo


Antico Castello sul Mare
Il castello sul mare si trova nella cittadina ligure di Rapallo, in provincia di Genova. Il maniero è posizionato, a differenza di altri castelli o fortezze liguri, antistante lo specchio acqueo rapallese nel lungomare Vittorio Veneto. È denominato anche il Castello Medievale, definizione errata visto che la costruzione è risalente alla seconda metà del XVI secolo a Medioevo ormai "archiviato" da cinquant'anni. All'interno è presente anche una piccola cappella dedicata a San Gaetano costruita nel 1688 con la caratteristica cupoletta con campana, ben visibile all'esterno del castello. In ambito territoriale è il simbolo per eccezione della Città di Rapallo e dichiarato monumento nazionale italiano dal Ministero dei Beni Culturali. Nella sua storia il castello è stato sede di importanti organi statali, praticamente fino al secolo scorso quando è stato dichiarato monumento nazionale italiano e ceduto al Comune di Rapallo. Nel 1608 divenne sede del Capitaneato di Rapallo creato e distaccato dal Capitaneato di Chiavari in quell'anno. Qui prese alloggio il capitano con relativo ufficio, mentre nella parte basse venne creata una prigione temporanea in attesa di giudizio dal tribunale di Genova. La sede verrà poi spostata nel 1645 nel nuovo Palazzo di Giustizia. Nel 1865 diventò proprietà del Regno d'Italia sottoponendo il maniero come sede della Guardia di Finanza. Nel 1958 viene riscattato dal Comune di Rapallo il quale lo sottopone subito ad un necessario restauro nel 1963. L'ultimo grande restauro si attua tra il 1997 e il 1999, grazie agli aggiuntivi fondi dall'Unione Europea e dal Ministero dei Beni Culturali, rivalutando oltre che gli esterni corrosi dal salino anche i pavimenti, gli infissi e l'impianto elettrico. Attualmente è sede di importanti mostre artistiche e culturali, dopo ulteriori modifiche sulla sicurezza nel 2005, dando nobile fregio all'intera comunità rapallese. Una locale tradizione, inserita tra gli eventi più celebri durante le festività patronali in onore di Nostra Signora di Montallegro nei primi tre giorni di luglio, vede il castello cinquecentesco protagonista di un curioso spettacolo pirotecnico. La sera del 3 luglio, serata conclusiva delle celebrazioni religiose, il castello viene dato simbolicamente "alle fiamme" con un collaudato programma pirotecnico e di fumogeni, al passaggio dell'arca argentea della Madonna di Montallegro nei pressi del maniero sul lungomare rapallese. Precedentemente l'evento del simbolico incendio vengono inoltre innescati i celebri mortaletti o mascoli liguri che detonano lungo il breve percorso che separa il castello dalla terra ferma. Terminato il "fragoroso" scoppiettare dei mascoli il castello si colora, con l'ausilio di lacrimogeni, di un rosso intenso fino alla conclusiva "cascata bianca" dalla torretta e lungo il perimetro della fortezza.

Auditorium delle Clarisse
Il complesso monastico delle Clarisse è stato un edificio religioso sito in piazzale Josemaría Escrivá de Balaguer (già piazzale Libia) a Rapallo, nel Tigullio in provincia di Genova. Convento di clausura dell'Ordine di Santa Chiara da Montefalco dal 1691, dopo l'acquisto da parte della civica amministrazione, gli spazi religiosi dell'ex chiesa e convento sono stati converti in teatro-auditorium cittadino, polo scolastico statale superiore e museale del civico museo "Attilio e Cleofe Gaffoglio". Con delibera del consiglio comunale del 28 giugno 1905 si bandiva un concorso per il progetto di sistemazione dell'ex complesso monastico, con la realizzazione di una nuova strada carrabile interna tra il convento dei Francescani e la strada principale e, con la demolizione dell'ala verso mare, di una nuova piazza-giardino sulla strada principale. Vinse il concorso l'ingegnere rapallese Macchiavello che, dando il via ai lavori nel 1908, conferì al complesso pressappoco l'odierno aspetto strutturale e viario. Nelle ali superstiti alla necessaria demolizione furono quindi collocate le civiche scuole comunali. Nel 1912 la chiesa di Santa Chiara da Montefalco verrà definitivamente dichiarata soppressa, e quindi sconsacrata, con il trasferimento degli ultimi beni e arredi (altare maggiore, opere d'arte e reliquie) presso la locale basilica dei Santi Gervasio e Protasio. Con lo scoppio della prima guerra mondiale la chiesa venne requisita e destinata a deposito di granaglie e a caserma e analogo destino subì durante il secondo conflitto bellico con la conversione dell'ex edificio di culto in dormitorio e mensa. Deposito di barche e simili fino al 1964, dopo importanti e radicali interventi di recupero e conversione nel 1967 e ancora nel 1995, la chiesa è oggi sede del teatro-auditorium cittadino con una capienza massima di 265 posti a sedere. Tel. 39-0185 63995, Fax. 39-0185 680217

Basilica dei SS.Gervazio e Protasio
La basilica arcipresbiteriale dei Santi Gervasio e Protasio è situata nel cuore  centro storico rapallese. Fu edificata, in stile gotico-romanico, probabilmente in epoca medievale e una targa al suo interno indica il 1118 come data della sua intitolazione, anche se gli storici non sono concordi con questa datazione. Nel tempo fu  interessata da diversi rimaneggiamenti e modifiche, fino ai lavori di ricostruzione tra il XVII e XVIII secolo che portarono alla cancellazione del precedente aspetto architettonico gotico-romanico, facendole assumere quello Settecentesco. Il campanile, alto e pendente, è del 1753 e nella seconda metà dell'Ottocento vennero approtate ulteriori e sostanziali modifiche agli interni e alla nuova facciata in stile neoclassico, dell'architetto Gio Batta Olivieri. Nei primi anni del Novecento, grazie al nuovo arciprete monsignor Cesare Boccoleri, ci fu la definitiva riedificazione della Basilica e la costruzione della monumentale cupola, che terminò nel 1920. Anticamente la parrocchia di Rapallo rivestiva grande importanza e la sua giurisdizione si estendeva su un vasto territorio, dagli attuali comuni di Portofino fino a San Pietro di Rovereto, sopra a Zoagli, e fino a Cicagna in val Fontanabuona. Al suo interno si tennero importanti riunioni popolari dove furono intraprese decisioni della vita sociale, politica e religiosa della zona.Ancora oggi la comunità parrocchiale rapallese è la più numerosa della diocesi di Chiavari con circa 18.000 abitanti.

Bibiloteca Internazionale di Villa Tigullio
LA STORIA La Biblioteca Internazionale Città di Rapallo, ha sede a Villa Tigullio, edificio risalente alla metà del XVII sec. appartenuto alla famiglia Spinola e posto in un contesto di particolare pregio ambientale. E' l'unica Biblioteca da Genova sino alla Spezia con sezioni aggiornate in lingua italiana, inglese, francese, tedesca e spagnola. Fondata nel 1957 da un gruppo di persone di diversa nazionalità e acquisita dal Comune di Rapallo nel 1988. Meta abituale di studenti e lettori di ogni età, è un costante punto di riferimento sia per gli stranieri residenti o di passaggio nella riviera di Levante ma anche e, soprattutto, per gli italiani interessati ad approfondire particolarmente temi letterari, linguistici e storici. IL PATRIMONIO Alla data del 30 novembre 2005 la Biblioteca Internazionale annovera 46.000 volumi divisi nella sezione italiana, inglese, francese, tedesca e spagnola. La sezione italiana consta di 27.400 volumi; da segnalare in particolare le sezioni di narrativa, critica letteraria, storia, viaggi e saggistica particolarmente curate e che accolgono i preziosi e raffinati libri d'inizio Novecento, donati da Pietro Berri, Padre Chute e Sita Meyer Camperio. Al suo interno, la 'sezione Liguria' dove è possibile trovare, fra l'altro, guide turistiche d'epoca,  rari volumi su Rapallo in lingua italiana e in lingua inglese e, soprattutto, il  prezioso giornale 'Il Mare', pubblicato a Rapallo dal 1908  al 1941 e dal 1954 al 1956. Il periodico, fonte inesauribile di notizie per l'approfondimento della storia locale, è stato di recente digitalizzato ed è pertanto consultabile su CD-ROM. La sezione inglese, composta da oltre 11.000 volumi, comprende, fra l'altro,  libri di viaggi illustrati di fine XIX secolo; la 'sezione Pound',  biografie introvabili quali The Earl of Carnarvon; la raccolta in sette volumi dei numeri originali dello Spectator (1711 - 1712 - 1714 - arguto giornale fondato da Addison e Steele in pieno Illuminismo); numerosi testi donati da Padre Desmond Chute, fra cui la sua stessa Bibbia, l'edizione in tre volumi datata 1894 di The Royal Shakespeare ed una raccolta di caricature, edizione 1913 con incisioni originali, di Max Beerbohm (1872- 1956), squisito saggista ed  umorista sotto la cui penna caddero tutte le maggiori personalità del mondo letterario ed artistico del tempo. La sezione francese, che consta di oltre 4.000 volumi, annovera, fra le rarità, testi illustrati del primo Novecento, il volume delle Memorie della principessa Maria Wolkonsky (1904) con testo originale russo a fronte e preziose tavole illustrative, nonché prime edizioni di famose biografie. La sezione tedesca, composta da circa 3.000 volumi, comprende il 'Mein Ligurisches Heim' con dedica autografa del barone Alfons Von Mumm, libro del 1914 con splendide immagini della Liguria e del Tigullio che descrive l'arrivo del Kaiser a Portofino, nonchè numerosi testi in gotico di poesia e letteratura. La sezione spagnola consta di 600 volumi circa, essenzialmente testi letterari, classici e moderni. Per ogni sezione in lingua esiste il corrispondente settore per ragazzi. Recentemente sono stati acquisiti testi in lingua russa, a costituire il nucleo di una futura, nuova sezione. L'intero patrimonio librario è disponibile  a scaffale aperto lungo un perimetro di  690 metri, distribuito su due piani. I libri sono collocati secondo lo schema della Classificazione Decimale Dewey per materia. Il rapporto col libro è diretto e il lettore ha a disposizione varie possibilità: - cercare quanto desidera attraverso il catalogo per autore,  titolo, soggetto o  materia e, quindi, recarsi allo scaffale; - andare direttamente allo scaffale, nel settore disciplinare di suo interesse; - rivolgersi alle bibliotecarie, che provvederanno ad aiutarlo nella ricerca. 

Campo Sportivo Macera
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Centro Natatorio di San Pietro di Novella
Piscina Coperta: 25m x 18m x 1,8m , capienza massima tribuna 500 persone (circa) Piscina Olimpionica: 50m x 25m x 2,1,, capienza massima tribune 1300 persone (circa)

Chiosco della Musica
Il chiosco della Musica, situato sul lungomare Vittorio Veneto nei pressi dello sbocco centrale tra il borgo storico e la zona costiera, inaugurato il 3 novembre del 1929, richiama per la sua architettura lo stile Liberty di fine Ottocento e inizio Novecento. Voluto dagli emigranti rapallesi in America Latina (soprattutto nella zona del Cile e dell'Argentina) quale dono alla città d'origine per ospitarne concerti bandistici, il progetto è stato realizzato da Luigi Devoto che realizzò un padiglione di 10 metri di diametro e 9 metri di altezza e con 12 colonne a sostegno della cupola. Raffigura nella cupola, affrescata dal locale pittore Giovanni Grifo, i maggiori musicisti e compositori italiani e stranieri più famosi della storia. Tra le raffigurazioni degli stalli si riconoscono: Giuseppe Verdi, Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini, Arrigo Boito, Ludwig van Beethoven, Daniel Auber, Giacomo Meyerbeer, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Wolfgang Amadeus Mozart, Hector Berlioz e Christoph Willibald Gluck. Nei medaglioni degli archi sono invece raffigurati: Johann Sebastian Bach, Gaspare Spontini, Giovanni Battista Pergolesi, Domenico Cimarosa, Georges Bizet, Amilcare Ponchielli, Charles Gounod, Gaetano Donizetti, Claudio Monteverdi, Georg Friedrich Händel, Franz Joseph Haydn e Giacomo Puccini. Tra il finire del 2009 e la primavera del 2011 sono stati avviati interventi di recupero della struttura (rifacimento della copertura, decorazioni pittoriche, ringhiere e balaustre) e dell'intera piazza - intitolata ai martiri della Liberazione - con una completa pedonalizzazione della stessa con il rifacimento della pavimentazione. Proprio in quest'ultima fase dei lavori gli scavi, realizzati per porre le basi della nuova piazza, hanno permesso il rinvenimento, nella zona tra il chiosco e la "Casa Garibalda", di un antico molo-banchina d'attracco (denominato "molo del Binello") del XVIII secolo.

Complesso molitorio del Sec. XVII°
Sulla " Strada Antica di Monti", parte dell' "Antica Via del Sale", che si diparte dalla Via Betti in Rapallo, ancora in pianura, e si inerpica nella vallata del fiume S. Francesco, prima di una curva piuttosto brusca che immette su un bel ponte in pietra,del tipo cosiddetto "romano",e già vicino alla frazione di San Maurizio di Monti, troviamo un gruppetto di costruzioni antiche formanti un "Complesso Molitorio di grande interesse storico e d'arte materiale" (da una perizia dell'Ing. Arch. A. Pucci in data 27/09/2001). In questo punto infatti, su uno dei rami principali montani del torrente S. Francesco, il Rio Chiazzo, là dove questo riceve le acque del Rio Cò de Villa, già in tempi antichi erano state trovate le condizioni adatte per sfruttare la forza di gravità dell'acqua del torrente ai fini di fornire energia cinetica per il funzionamento di un gruppo di ruote, a pale, azionanti macine per derrate alimentari. Si tratta di quattro edifici in pietra locale posti su tre livelli, ognuno di dimensioni diverse, destinate una all'uso di frantoio per le olive, che con dizione locale si chiama " çopressa", due all'uso di mulini (l'uno per il grano e l'altro per le castagne). L'ultima, la più piccola, è per i reflui della spremitura. Al frantoio per le olive è destinato l'edificio più grande posto in fregio alla strada mulattiera. Si tratta di una costruzione molto antica, seicentesca (ing. Arch. A. Pucci) (Arch. C. Mortola). Rimaneggiata agli inizi del novecento e di certo recentemente, con un altro intervento manutentivo, quando fu rifatto il manto di copertura, che era in ardesia, con tegole di cotto marsigliesi ed in cui fu creata una decorazione in intonaco di stile " art nouveau" del periodo eclettico. E' rimasta tuttavia la struttura precedente che si riconosce nei materiali e nelle linee costruttive: gli angoli della fabbrica ben intessuti, lo sporto di gronda ancora in " ciappe" d'ardesia ed un grande arcone interno in pietra che consente un'unica grande sala per la lavorazione delle olive. All'interno del frantoio, la grande vasca rotonda in pietra, ben composta, su cui è la ruota macinatrice che girava sulle olive, il " puieu" dove si riscaldava l'acqua per le successive spremiture, il grande camino, il grande mantice, l'enorme torchio con l' "alberetto" e le due vasche in ardesia per la raccolta dell'olio costituiscono le presenze necessarie all'antico lavoro Il pavimento del piano terra è stato realizzato in lastre di pietra ad opus incertum. L'antico soffitto interno, in travetti ed assito di legno, costituiva il solaio di calpestio del piano superiore che era certamente l'abitazione del gestore. Il complesso molitorio era infatti un'antica aziendina che lavorava per conto terzi in cambio di denaro o di parte del prodotto. All'esterno è ancora il canaletto artificiale che, derivato dal torrente in posizione di quota più elevata, è stato portato a formare le cascatelle che cadendo sulle pale facevano girare le ruote. A lato della " çopressa", con interposta la cascatella e la ruota più grande, c'è l'edificio del mulino del grano. Fu indubbiamente un'idea economica per utilizzare al meglio l'energia creata dalla ruota che, con un meccanismo d'aggancio e sgancio, distribuiva a giudizio il movimento al frantoio od al mulino. Si tratta di un edificio più piccolo, anch'esso in pietra, costituito da un piano e mezzo che permetteva l'uso di impalcati per carico e scarico di granaglie e relativa farina. Al suo interno sono visibili grandi macine in pietra in situ d'opera. Per quanto si possa arguire dal tipo di muratura (" miagia"), conci di pietra, malta legante ed alcuni particolari architettonici come i sedili sotto le finestre (già in uso dal duecento e fino all'ottocento), parrebbe coevo (Arch. C. Mortola) o appena più antico del precedente (Ing. Arch. A. Pucci). Il tetto è a due falde: una è costituita in " ciappe" d'ardesia, l'altra in tegole di cotto " marsigliesi" con lo sporto di gronda in " ciappe" che fa supporre un parziale rifacimento in economia nei primi del novecento. In effige il "Comitato Fuochi S. Maurizio di Monti 1923 ha posto, nell'agosto 2006, una lapide commemorativa del fatto che imperversando la peste è credenza tra gli abitanti di S. Maurizio di Monti che , per intercessione della Madonna di Montallegro, il flagello si fermò "al Ponte" risparmiandone così il paese ed un maestoso e secolare castagno seccò qui improvvisamente attirando su di sè ed annientando tutta la potenza del morbo. Per l'occasione il Comitato Fuochi impiantò un castagno nel punto in cui si tramanda l'esistenza del castagno seccato per Intercessione. Più in alto si trova il terzo edificio rustico che era adibito a mulino per le castagne. E' l'edificio posto più in alto per lasciar recuperare velocità all'acqua ad uso dei due mulini più in basso. Anche questo edificio è in pietra locale a conci irregolari e riscagliati come per i precedenti edifici. Al suo interno, costituito da un piano e mezzo per potervi accogliere lavoranti ed impalchi per le castagne da macinare e macinate, possiamo notare due grandi macine in pietra alloggiate in opera. Anche qui troviamo le sedie in pietra, presenti sotto la finestra del piano terra. I particolari architettonici, nel loro insieme, farebbero pensare alla stessa epoca costruttiva del mulino da grano (Ing. Arch. A. Pucci) (Arch. C. Mortola). Il tetto a due falde in tegole di cotto " marsigliesi" con gli sporti di gronda in " ciappe", rappresenta come per il mulino per il grano un rifacimento economico degli inizi del secolo scorso. L'energia per il funzionamento di questo mulino derivava da una ruota lignea collocata lateralmente all'edificio e posta lungo il percorso del canaletto artificiale alimentante anche la più grande ruota sottostante. Un'iscrizione, subito sotto il colmo del tetto del lato di ponente, reca la dizione " 1720": probabilmente una ristrutturazione (Ing. Arch. A. Pucci). L'esistenza di una favorevole conformazione delle rocce, ha dato la possibilità di ricavare la grande vasca (ciuxe) di raccolta delle acque dal Rio Chiazzo, per un costante funzionamento dei sottostanti mulini anche nei periodi di portata ridotta del torrente. I muri di contenimento delle acque, costruiti in pietra riscagliata, accolgono le saracinesche che permettono il passaggio dell'acqua nel canaletto artificiale alimentante le pale delle ruote. Una seconda vasca seminaturale si trova nel punto di confluenza del Rio Chiazzo col Rio Cò de Villa. Qui, per notizie pervenute, il gestore attingeva l'acqua pura dal torrente per i lavaggi e gli utilizzi inerenti alle lavorazioni. Un pozzetto esistente dietro le prime due costruzioni segnala la presenza di una canalizzazione dell'acqua sporca risalente ad epoca molto antica. Una quarta costruzione in pietra, molto piccola e con il tetto in ciappe, è situata al di sotto del frantoio per le olive. E' la "casetta da moia", ovvero il punto di raccolta dei reflui della spremitura della polpa di olive. Costitutita da un vano unico, ha i muri riscagliati in pietra e basati sul letto del torrente. Interessante la fontanella di acqua sorgiva che, posta sulla sponda del torrente Chiazzo e cinta da una cornice di bel capelvenere, dà un getto limpido e potabile che sgorga dal profondo della roccia anche nei mesi più secchi. " Tutta la struttura nel suo insieme risente dell'impianto antico che gli aggiustamenti successivi hanno solo scalfito e rappresenta, per la posizione e per l'assetto architettonico, un unicum non molto frequente in queste zone" (Arch. C. Mortola da una perizia in data 10/03/1999). Il bel ponte di pietra che permette alla strada di proseguire per S. Maurizio di Monti attraversando il torrente è certamente la costruzione più antica. La tecnica costruttiva è quella dei ponti romani, cosiddetti sia per la loro antichità e sia per la loro tipologia (ad arco circolare con centro più o meno basso a seconda della affidabilità nella staticità delle spalle). E' ad un unico arco, costituito da conci ben lavorati e poco riscagliati atti a superare i secoli, un'edicola lato monte accoglie la Statuina della Madonna di Montallegro, qui venerata come N. S. della Cipressa. La strada, pavimentata con i caratteristici " risseu", è una mulattiera anch'essa antichissima ed abbastanza larga proporzionalmente agli antichi usi. Il frantoio ed i mulini hanno funzionato nell'immediato dopo guerra (anni 40). La difficoltà di accesso ed il ricorso a macchinari elettrici hanno poi causato un rapido abbandono. La ristrutturazione eseguita nell'anno 2001 (2° Premio nell'anno 2003 al Concorso "Ama il nostro paese" istituito dal Comune di Rapallo e dal Lions Club Rapallo) ha fatto poi cessare il declino di questo insieme così significativo ed unico riportandolo a vivere quale ricordo, per le generazioni presenti e future, della dura ma sana vita di un tempo. Oggi il Complesso Molitorio accoglie il Museo della Civiltà Contadina che, intitolato all'illustre antico proprietario il garibaldino Cap. Giovanni Pendola, raccoglie piccoli e medi attrezzi da antico lavoro. In data 26/01/06 il Complesso Molitorio ed il Museo "Cap. G. Pendola", con Decreto della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesagistici della Liguria vengono sottoposti a norme di tutela e così dichiarati Monumenti Nazionali.(Fonte: Associazione Culturale La Cipressa) Ulteriori informazioni: ASSOCIAZIONE CULTURALE LA CIPRESSA 

Corso Roma
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Frazione di Montepegli
Montepegli è la più piccola delle “frazioni” di Rapallo. Ubicata sulle alture ed orientata a nord, dista poco più di 6 Km. dal centro cittadino. Anticamente era raggiungibile solo a piedi, pertanto alla fine dell’ultima grande guerra si era giocoforza spopolata per ovvie necessità economiche. La tenacia propria dei pochi nuclei contadini rimasti unitamente all’amore per la propria terra consentì di ottenere negli anni ‘60 la costruzione della strada carrozzabile. Con la nuova arteria i “giovani” sono tornati alla “base” ed attualmente tutte le case sono nuovamente occupate mentre il “paese” conta circa un centinaio di residenti. Sin dalla creazione del primo nucleo urbano gli “abitanti” ritenevano di far parte di una “frazione” ben distinta ed era oltremodo sentita la necessità di avere una Chiesa propria. A quei tempi il luogo di culto era l’unico emblema che consentiva di dimostrare l’appartenenza ad un “paese” ben identificato e non più una succursale della limitrofa San Quirico d’Assereto. Sul finire del 1800 tale necessità si fece più impellente considerato soprattutto l’aumento della popolazione e, dopo varie proposte, nel 1908 iniziò la costruzione della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù di Montepegli. (Fonte sito Comitato dei festeggiamenti di Montepegli)  Data feste patronali 2012: 7 – 8 – 9 SETTEMBRE FESTA DEL SACRO CUORE 1 – 2 – 3 GIUGNO FESTA MADONNINA DEL PONTE 6 – 7 – 8 – 9 LUGLIO SAGRA DEL TORTELLO  Maggiori informazioni sul sito: http://www.montepegli.it/ 

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